• william

Dire Fare



E in mezzo il mare. Portentosa la quantità di espressioni metaforiche presenti nel linguaggio comune, prese a prestito dal gergo marinaro. La letteratura ci ha messo del suo nel raffigurare, su sfondi marini, interrogativi esistenziali,

Se Ulisse di Itaca doveva passare tra Scilla e Cariddi evitando trappole mortali e Dante Alighieri si dannava l’anima vedendo l’Italia come “nave senza nocchiere in gran tempesta”, Giacomo Leopardi, affascinato dall’infinito, trovava dolce “il naufragar… in questo mare”.

Più immediate le metafore nel parlare quotidiano.

Si nasce mollando gli ormeggi e prendendo il largo; si varano progetti tenendo ben saldo il timone nelle mani nell’eventualità di essere esposto a tutti i venti o di ricevere qualche bordata ostile. Un sostegno psicologico, dato che siamo tutti sulla stessa barca, può essere dato da solerti collaboratori sperando che nessuno remi contro. Riguardo all’ incedere sul cammino dell’esistenza possiamo andare comodamente a gonfie vele o tentare di risalire la corrente qualora il percorso sia difficoltoso; se tutto va secondo i nostri intenti abbiamo il vento in poppa.

Una corretta navigazione impone, poi, l’utilizzo della bussola per seguire la giusta rotta cosa impossibile da fare nel caso che la si perda e con essa qualsiasi orientamento (e la ragione); ancora peggio quando oltre allo strumento si smarrisce la stella polare. A volte è necessario, per stabilire la propria posizione, fare il punto (nave) magari prima di affrontare decisioni cruciali che ci impegnano in un giro di boa foriero di ambiziosi traguardi o di svolte decisive.

Se il problema è fermarsi un momento per tirare il fiato o mettersi al riparo dalle vicissitudini del vivere giornaliero dobbiamo trovare un porto o un approdo sicuro. Soluzione alternativa, sarebbe gettare un’ancora ed avere solidi ammanigliamenti di tipo economico, morale o sociale che, senza alcun dubbio, daranno molti vantaggi al previdente “navigatore”.

Grande cautela, durante il tragitto, deve essere posta nell’evitare scogli, infilarsi in qualche gorgo e più che mai guardarsi dall’andare alla deriva rischiando di rimanere spiaggiati.

Pessima soluzione pensare di evitare i naufragi, affogando le delusioni nell’alcol e diventare dei relitti.

Le attività commerciali designano i tempi di crisi come periodi di bassa (marea), di maretta o di calma piatta in cui bisogna effettuare la navigazione a vista praticando un piccolo cabotaggio per non rischiare le proprie fortune e barcamenarsi in attesa che il vento cambi, di un salvagente, di una scialuppa di salvataggio, o di essere traghettati su un’altra sponda. I pavidi negheranno di essere in balìa delle onde e cercheranno scampo sottocoperta.

A seconda delle situazioni si può emergere o al contrario affondare. Di fronte a quest’ultima drammatica circostanza c’è chi incoscientemente continua a ballare sulla nave semisommersa, quelli che trasformatisi in topi l’abbandonano ed altri che scelgono, eroicamente, di accompagnare la nave che si inabissa.

Nell’ambito pubblico chi cavalca l’onda del successo deve badare a restare sulla cresta, magari con un po’ di surf tra le opportunità migliori.

Scherzando sulle virtù, le promesse da marinaio non offrono alcuna garanzia come i contratti scritti sulla sabbia. Procaci signore navigate possono divenire provvidenziali navi scuola per giovani inesperti nelle arti amatorie o segnati da scottanti scuffie.

Appellativi per imprenditori: capitani d’industria e padroni del vapore, quando sono onesti; al contrario, squali, pescecani, filibustieri e corsari. Pur essendo della stessa famiglia i pirati, al giorno d’oggi, prediligono le strade. I preti sono evangelicamente pescatori di anime e gli psicoanalisti fantasiosamente i palombari dell’inconscio.

Dopo il tragico evento del 2004 nel sud-est asiatico la parola tsunami (grande onda), ormai di uso ordinario, è diventata sinonimo di calamità improvvise ed assolute.

I più fortunati, al termine della traversata, guidati magari da un faro nella nebbia, saranno in grado di serrare o ammainare le vele e tirare i remi in barca in attesa che il sole si tuffi nel mare.

Allora auguro a tutti buon vento, occhio alla bussola ed attenzione alle secche.

-William


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