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Fatali fatalità



Il vaticinio, a spese di qualche pennuto, era considerato sufficiente a placare i timori di chi si accingeva ad intraprendere un viaggio per mare: una sorta di assicurazione dell’antichità elargita da indovini e sibille sempre numerosi nelle città portuali.

In ogni caso, i tragitti erano brevi, le rotte prevalentemente costiere e percorse, per lo più, nei mesi estivi.

Ben diversa la situazione delle marinerie a partire dal cinquecento: tempi lunghi lontano da casa (a volte anni) ed immense distese d’acqua da attraversare.

Per dominare incertezza e paura occorreva qualcosa con effetti più prolungati e tangibili di un rito augurale prima della partenza o regalie votive al ritorno.

La lista di oggetti e comportamenti anti scalogna è praticamente infinita.

Cominciando dalla nave vi erano regole ben precise, tramandate con complice solerzia, per il suo allestimento e varo.

Gli ornamenti come polene, attive per il potere seducente esercitato sul dio del mare, e fregi (occhio dipinto) erano beneauguranti.

Gli equipaggi, dal canto loro, tenevano in enorme considerazione il “curriculum” delle calamità occorse ai velieri fino a rifiutare l’imbarco quando la maledizione risultava palese e duratura. A scanso di sorprese, ogni marinaio portava con sé un bagaglio di usanze propiziatorie a cominciare dai tatuaggi che avevano, il non piccolo pregio, di offrire una protezione generale costante ed inalienabile. L’orecchino d’oro preservava, più specificatamente, dall’annegamento; per pirati e corsari l’infuso d’aglio, spalmato sul corpo e sugli zigomi, era lo scudo più adatto per respingere i proiettili vomitati dalle bocche da fuoco. Ad evitare burrasche bisognava mangiare lattuga, portarsi dietro uno smeraldo, un’agata o la più economica peonia.

La prevenzione era, ovviamente, preferita a tutte le altre pratiche ed attuata con meritevole impegno.

Ed allora fuori maiali e conigli (nominati solo come cugini della lepre); vietato l’accesso a donne, preti (per via della sottana nera) e, in particolare, alle suore, funesta sintesi dei primi due. Poca simpatia riscuotevano autori di misfatti, avvocati, sarti e persone con difetti fisici ma specialmente i malati psichici.

Nulla di strano quindi se al primo segnale di pericolo i primi a essere gettati in mare, a scopo cautelativo, erano i “folli”, inconsapevoli polarizzatori di punizioni divine. Particolare attenzione era prestata agli uccelli: la specie, il numero, l’azione. Ad esempio il gabbiano normalmente segno di buona ventura, come l’alcione, diveniva presagio di morte se strofinava le ali sull’oblò di qualcuno. Inoltre era imprudente fischiare (richiamo di tempeste), riparare vele al vento per non cucirvi dentro il soffio di Eolo, uccidere volatili marini. Il catalogo, per sua natura irrazionale ed empirico, era continuamente aggiornato secondo le statistiche positive e, non di rado, molti articoli passavano nella colonna degli “infausti” per scarso rendimento. Roba del passato? Neanche per idea!

A Trieste c’è una magnifica chiesa ortodossa dedicata a san Spiridione, posta a fianco di un canale (ora interrato) che un tempo ospitava i vascelli provenienti dalle terre dell’est. Nota anche con il nome di chiesa degli Schiavoni (la Schiavonia è la regione più orientale della Croazia) è famosa per i suoi poteri taumaturgici. A parte qualche incertezza su quale porta usare per l’accesso e quale per l’uscita, perché il sortilegio riesca, il rito è molto semplice.

Il pope, dopo avervi coperto la testa con la stola (epitrachelion), e mormorato preghiere tra fumi d’incenso, impartisce la sua benedizione liberatoria.

La variante laica è più controversa. È sufficiente che il richiedente grazia stropicci il sedere su parte del muretto perimetrale dell’edificio sacro. Non si conosce però l’esatta modalità del trattamento, né il suo perché. La possibile spiegazione vedrebbe il collegamento tra il posteriore, indiscusso sinonimo di fortuna, e le predilezioni della dea bendata; la potente calamita anatomica, così sollecitata richiamerebbe, metafisicamente le attenzioni risolutive di benefiche divinità.

Conoscete le due versioni. A voi la scelta!

-William


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